Una lunga storia in breve - di Alessandro Masi
Estratto dal libro Sempre Avanti! Una storia di incontri. (Pendragon, aa.vv., Bologna, 2026)
Estratto dal libro Sempre Avanti! Una storia di incontri. (Pendragon, aa.vv., Bologna, 2026)
Dalla origini alla Grande Guerra
Alcuni dei versi che compongono il primo inno ufficiale della Sempre Avanti, riproposti qui sopra, ben rappresentano la genesi della società e le peculiarità del proprio percorso.
Dopo diverse riunioni preparatorie che si tennero nei locali della Società da ballo Bohéme, in via Barbaziana 8 (attuale via Cesare Battisti 24), la società venne ufficialmente fondata il 12 maggio 1901, in occasione della festa svoltasi nella sede della Società Operaia di Mutuo Soccorso, in via Oberdan 22, e battezzata con il nome “Sempre Avanti! Sezione Ginnastica della Società Operaia Maschile di Bologna”.
Seconda polisportiva della città di Bologna in ordine cronologico di nascita, può essere considerata la prima di matrice esplicitamente operaia e socialista, come testimoniato anche dal distintivo sociale inizialmente utilizzato, al cui interno era presente il Sol dell’Avvenire.
Alla base della fondazione vi era l’obiettivo di aprire la pratica sportiva alla partecipazione popolare, concependo l’attività fisica quale parte di un processo educativo più complesso, teso a fornire risposte concrete ai problemi dell’alfabetizzazione e della formazione culturale delle classi popolari.
Non a caso, di pari passo con la creazione della Sezione Ginnastica, la Società Operaia fondò, di lì a breve, anche una Università popolare e il Ricreatorio destinato a figli e familiari dei propri soci. Educazione fisica, ginnastica, passeggiate ricreative e istruttive lungo il territorio naturale che si sviluppa intorno alla città, gare di beneficenza e di autofinanziamento, rappresentano le principali attività della Sempre Avanti nei primi anni di vita. Gli atleti si distinguevano per la loro inconfondibile divisa, scelta dal Comitato d’Istruzione dell’Operaia, la quale riprendeva i colori della città di Bologna: maglia bianca, calzoncini blu scuro con larga fascia rossa alla cintola, berretto rosso, tracolla bianca e rossa e spilla sociale. Durante le gare gli atleti venivano spesso accompagnati anche dalla presenza della bandiera, anch’essa bianca e rossa.
La prima vera svolta per la Sezione Ginnastica avvenne nel 1906, quando maturò il distacco dalla Società Operaia, senza che ciò comportasse il venir meno dell’impegno sociale e civile dei propri soci. Nel medesimo anno fu aperta anche la Sezione Femminile.
Da quel momento l’attenzione si concentrerà prevalentemente sullo sviluppo delle attività motorie, in particolare – per ovvi motivi – la ginnastica, benché la Sempre Avanti fosse attiva anche nel calcio, sport a quel tempo già molto diffuso. Nel 1910, infatti, tenne a battesimo, insieme alla SEF Virtus, il Bologna Football Club nelle sue prime partite del campionato emiliano di Terza Categoria.
La vocazione ginnastico-sportiva della Sempre Avanti trovò la propria dimensione con l’apertura della storica sede di via Maggia (oggi via San Gervasio), avvenuta nel 1911, palestra che ospiterà nel corso del tempo diverse generazioni di ginnasti, lottatori e pugili.
In quel periodo erano peraltro all’ordine del giorno le collaborazioni con gli altri sodalizi sportivi del territorio, attraverso uno scambio di atleti e istruttori che spesso gareggiavano e allenavano sotto le diverse insegne sportive cittadine. Particolarmente fruttuoso fu il rapporto con la Virtus, prima società sportiva della città, i cui soci e atleti furono presenti durante la cerimonia di fondazione del 1901. Partecipazione ricambiata dagli atleti della Sempre Avanti, in occasione del quarantesimo anniversario di fondazione della Virtus, sempre nel 1911.
La stretta collaborazione tra le due società creò le basi dei primi successi, maturati sia in gare locali che nazionali, in particolare nei settori dell’atletica e della lotta. A celebrare gli atleti furono soprattutto le pagine della rivista “Lo Sport Illustrato”, edita dalla Gazzetta dello Sport, che, tra le varie cose, nel 1915 dedicò la copertina a Oreste Passuti, atleta della Sempre Avanti e primatista italiano del lancio del giavellotto nel biennio 1913-14. In linea con quello che era lo sviluppo della fotografia sportiva a livello nazionale, gli scatti erano costituiti da pose in studio, in cui venivano riprodotti gli esercizi delle performance, oppure da immagini di allenamenti e competizioni vere e proprie. È indubbio che l’ampio archivio fotografico della Sempre Avanti, sviluppato fin dai primi anni di vita, rappresenti anche oggi un patrimonio di assoluto valore.
Lo scoppio della Grande Guerra segna il primo vero momento delicato nella storia della società. La totalità dei soci passò sotto le armi e una parte di essi perse la vita nei combattimenti, la struttura di via Maggia fu requisita dalle autorità militari, gli attrezzi furono perduti o distrutti e le difficoltà finanziarie imperversavano. Nonostante ciò, il biennio 1919-20, immediatamente successivo alla fine del conflitto, rappresenta una fase di grande riorganizzazione, con il ritorno nella palestra in via Maggia e la rapida ripresa delle attività sportive.
Quel biennio vide Bruno Testoni diventare campione italiano assoluto di lotta greco-romana, ripetendosi nella stessa specialità per la categoria dei medio-massimi e nel lancio del disco. Nel medesimo periodo Passuti conquistò nuovamente il titolo nazionale nel lancio del giavellotto, mentre Armando Sederi raggiunse lo stesso risultato nella categoria dei pesi piuma della lotta greco-romana. Nel 1921 Cesare Pedini si laureò campione italiano nella categoria dei welter della boxe, Passuti nella palla vibrata e Testoni nel pentathlon.
Sarà sempre “Lo Sport Illustrato” a celebrare gli atleti della Sempre Avanti, per i quali venne coniata la definizione di atleti eclettici, in virtù della loro capacità di gareggiare e primeggiare in diverse discipline, quali lanci, salto, corsa, pentathlon e lotta. Durante il decennio degli anni Venti furono tanti i riconoscimenti alle capacità degli atleti, figli di una comunità – non solo sportiva – che aveva gettato solide fondamenta nel corso degli anni precedenti. I successi arrivarono anche in gare internazionali, come nel caso della Coppa Herion di lotta greco-romana, vinta per tre volte consecutive dal 1925 al 1927 e alla quale parteciparono formazioni ungheresi, austriache, belghe, oltre alle più forti squadre italiane.
La Sempre Avanti durante il fascismo
L’avvento del fascismo rappresenta indubbiamente il momento più difficile poiché la società divenne progressivamente oggetto delle attenzioni degli esponenti locali del regime, sia per il prestigio maturato nell’ambito sportivo-educativo, sia per essere una realtà nata e cresciuta lungo l’orizzonte ideale del socialismo. Immediato fu l’ordine di rimuovere il Sol dell’Avvenire posto sull’antico distintivo.
Espliciti furono i divieti di gareggiare con le fasce rosse che cingevano la vita degli atleti e di sfilare con il nastro rosso che pendeva sull’asta della bandiera. La lente di ingrandimento del regime non si limitò al piano simbolico: il consolidarsi del potere nelle mani del PNF e l’ulteriore trasformazione dello Stato in senso totalitario, ridussero oltremodo i margini di autonomia della vita sociale. In tal senso anche l’ambito sportivo non sfuggì al controllo posto dalle strette organizzative del regime, tanto più esse si coagularono nei confronti di una società che aveva saputo guadagnarsi riconoscimenti e prestigio.
Non senza contrasti interni e principalmente per timore di scomparire in modo definitivo, i dirigenti della Sempre Avanti aderirono silenziosamente al progetto promosso da Arpinati, podestà di Bologna, il cui obiettivo era fondere le realtà sportive della città all’interno di un unico contenitore, denominato Bologna Sportiva.
Al di là dell’adesione formale basata sul silenzio, maturava tra i soci la percezione che un’epoca sportiva stesse giungendo al termine. Tuttavia il silenzio si accompagnò a gesti simbolici, quanto significativi, che oggi possiamo considerare veri e propri atti di resistenza. Una volta formalizzata la fusione con le altre realtà sotto le insegne di Bologna Sportiva, la maggioranza dei soci della Sempre Avanti in realtà si eclissò e, di fatto, non aderì mai al progetto di Arpinati. Alcuni di essi, inoltre, sotterrarono la storica bandiera bianca e rossa, con lo scopo di custodirla segretamente. Quella bandiera, nuovamente esposta all’indomani della Liberazione, viene tuttora conservata in una teca all’interno delle palestre.
La contrapposizione ideologica e culturale al fascismo coinvolse anche la dimensione dell’attività sportiva. Alberto Corsini, uno dei soci fondatori della Sempre Avanti, esplicitò tale contrapposizione con un paio di scritti, “Origine, peripezie e lapide della Società Ginnastica Educativa Sempre Avanti” (1931) e “La ginnastica non è uno sport” (1935).
Il fascismo premeva infatti per l’agonismo indiscriminato, figlio di una visione in cui a prevalere era la quantità sulla qualità e la propensione allo sviluppo delle prove di forza per creare il grande campione, capace di attirare l’interesse di tutti, sportivi o meno, per poi celebrarne le imprese con fini politici e propagandistici. Al contrario l’idea di sport descritta da Corsini maturava intorno ai principi dalla scuola della ginnastica razionale, quella insegnata dai maestri come Baumann e Legat, fondata sul rifiuto di prove acrobatiche, esercizi temerari, agonismo forzato e professionismo. Si intendeva sviluppare nei giovani, studenti e lavoratori, un’arte basata sull’adesione e sull’attività volontaria, una passione, quasi una scelta di vita. E contro la tendenza a fare dello sport un settore ad appannaggio di grandi gruppi industriali che traevano profitti indiretti dalla sponsorizzazione di qualche singolo campione, Corsini esplicita, in virtù di quella che era stata la pratica nei primi vent’anni di vita della società, la necessità di promuovere, attraverso lo sport, un profondo senso di solidarietà, anzitutto di squadra.
Partendo dalla ricerca dell’equilibrio psico-fisico in ogni individuo e dalla convinzione che la ginnastica fosse lo strumento migliore per raggiungerlo, si univa la volontà di diffondere tali prerogative sul territorio, con l’obiettivo di coinvolgere fasce sempre più ampie di popolazione.
Perché produrre campioni, quando migliaia di cittadini erano gracili e in cattiva salute, non aveva semplicemente senso. I primi trent’anni di vita della Sempre Avanti avevano peraltro dimostrato che promuovere la ginnastica di base, rendendola fruibile a quante più persone, non aveva affatto impedito l’emergere di atleti di valore. Quarantotto titoli nazionali conquistati tra il 1913 e il 1933 parlavano – come si suol dire – da soli. Non era ovviamente un caso che l’ossatura di Bologna Sportiva fosse costituita da atleti provenienti in gran parte dalla Sempre Avanti, individuati come il futuro punto di forza del nuovo sodalizio bolognese, in particolare per ciò che riguarda i settori della ginnastica e della lotta. Anche una buona parte dei tecnici proveniva dalla palestra di via Maggia.
Tuttavia, tra le principali conseguenze della fusione in un’unica entità, vi fu paradossalmente lo smembramento dell’unità di squadra nelle diverse sezioni sportive: ogni attività iniziò a rinchiudersi nella propria sfera – cioè a un ambito di confronto ristretto – che, di fatto, significava autoproclamarsi capro espiatorio in caso di eventuali insuccessi. I quali, peraltro, non tarderanno ad arrivare poiché, nel 1934, Bologna Sportiva precipitò al sesto posto della classifica nazionale per società nei settori dell’atletica e della ginnastica, tanto da costringere i vertici dello sport locale a programmare una seconda fusione, coinvolgendo questa volta anche la Virtus, rimasta fino a quel momento indipendente. Una fusione che avvenne nel momento in cui, invece, il Bologna FC si ricostituì come entità autonoma.
Sembrerà strano, ma l’anima della Sempre Avanti, nonostante tutto, parve materializzarsi anche in questa drammatica fase storica: nell’autunno del 1942, in piena seconda guerra mondiale, il lottatore Aleardo Donati, vent’anni di combattimenti alle spalle e 17 titoli di campione italiano (oltre a quattro presenze nella nazionale olimpica), rifiutò l’ennesima proposta di diventare professionista. Una scelta emblematica che spiega meglio di ogni altra cosa cosa fosse la Sempre Avanti per gli atleti nati e cresciuti al suo interno. Un’idea, un modo di essere. E di vivere.
Dal dopoguerra agli anni Settanta
Con l’inizio della Resistenza, a partire dal settembre 1943, molti soci e atleti presero la via della montagna, rendendo esplicita la scelta antifascista compiuta anni prima nel silenzio. Gli atleti e i soci che avevano animato gli anni Venti, saranno i primi a ritrovarsi nel giugno del 1945, dopo nemmeno due mesi dalla Liberazione, nella sede di via Maggia, rimasta pressoché intatta nonostante i bombardamenti sulla città. Troppo forte e immediata era la voglia di dare nuova linfa alla vita della società, cancellare la frattura del periodo fascista e recuperare il tempo perduto. Fu eletto dai soci un nuovo Consiglio Direttivo e venne deliberato il nuovo programma societario, fondato sulle seguenti discipline: atletica leggera, nuoto, pugilato, atletica pesante, ginnastica e rugby.
Come primo atto di un rinnovato impegno sociale, la sezione riminese della società organizzò una nuotata lungo il percorso Rimini-Riccione, evento agonistico ma anche occasione per mettere in piedi una manifestazione con l’obiettivo di rivendicare l’assicurazione obbligatoria e l’assistenza sanitaria gratuita per tutti gli atleti vittime di incidenti sportivi.
Dal punto di vista strettamente agonistico i lottatori tornarono immediatamente sulla ribalta nazionale, conquistando nel 1946 tre titoli italiani di categoria. Tra i protagonisti, Guido Fantoni che si ripeterà nei massimi anche nel 1949 e nel 1951, arrivando anche terzo alle Olimpiadi di Londra del ’48.
L’immediato dopoguerra vide anche la nascita di una promettente squadra di boxe, guidata a livello tecnico da Leone Blasi, già atleta di valore negli anni Venti e Trenta.
Sempre nel 1948 nascerà la UISP, acronimo di Unione Italiana Sport Popolare, con l’obiettivo di coordinare le attività dei tanti sodalizi di matrice proletaria sparsi per la penisola. La Sempre Avanti aderirà fin da subito alla UISP, consapevole delle difficoltà di ripartire e muoversi all’interno di un contesto nazionale che la politica sportiva di matrice fascista aveva per certi aspetti mutato in modo irreversibile. Le stesse scelte societarie del dopoguerra risentivano degli echi del Ventennio poiché fu dedicata molta attenzione all’agonismo – mediante l’organizzazione di eventi e tornei aperti al pubblico nelle più diverse discipline – e venne riservato poco spazio alle iniziative formative dedicate a bambini e giovanissimi. Allo stesso tempo non si può nemmeno dimenticare come tale scelta fu in parte dettata dalla necessità di costruire un’autonomia finanziaria, quanto mai necessaria in quel periodo.
Tanto più che la scelta di rimanere entro i circuiti del dilettantismo, dovette fare i conti con le sirene provenienti dal mondo del professionismo, le quali attiravano gli atleti più forti, compresi quelli impegnati negli sport che componevano l’ossatura centrale della Sempre Avanti, quali lotta e pugilato. Sul ruolo che la società avrebbe dovuto assumere all’interno dello sport nazionale e nei confronti del tessuto cittadino, non mancarono scontri interni e avvicendamenti dirigenziali.
Ciò non impedì, tuttavia, né la diffusione delle attività sportive, né l’aumento del numero degli iscritti, così come venne mantenuta e forgiata la capacità di allevare atleti in grado di competere sui palcoscenici nazionali. Nel giro di un decennio la scuola di boxe guidata da Blasi vide emergere, tra gli altri, pugili come Franco Cavicchi e Dante Canè.
Il primo, da dilettante, si laureò campione italiano nel 1952, mentre il secondo, nel 1959, vinse il titolo nazionale novizi nei pesi massimi, ripetendosi anche nel triennio 1961-63, oltre a vincere, sempre nel ’63, i Giochi del Mediterraneo. Dopo il passaggio al professionismo, le carriere di entrambi ebbero risonanza internazionale, a testimonianza del loro talento, ma anche dell’eccellente lavoro svolto alla base. Cavicchi divenne prima campione italiano nel 1954, poi campione europeo dei massimi nel 1955, battendo il tedesco Heinz Neuhaus in un match svoltosi allo Stadio Comunale di Bologna davanti a 60mila spettatori. Nel 1962, sul finire della carriera, riconquistò per l’ultima volta il titolo italiano. Canè, da professionista, vinse per cinque volte il titolo italiano, sfiorò il titolo europeo e combatté diverse volte negli Stati Uniti, anche sul prestigioso palcoscenico del Madison Square Garden di New York. Benché professionisti, non smisero mai di considerarsi figli di Leone Blasi e della Sempre Avanti, continuando ad allenarsi nelle palestre della società che li aveva allevati. Anche a carriera terminata, non fecero mai mancare la loro presenza in occasione di eventi, cerimonie e ricorrenze.
Gli anni Sessanta furono anche segnati dall’abbandono della storica sede di via Maggia e dal successivo trasferimento nell’attuale sede dello Stadio, presso via Andrea Costa, alla quale per necessità se ne aggiungerà una seconda in via Fioravanti.
La presenza costante degli atleti della Sempre Avanti sullo scenario agonistico nazionale e internazionale fece sì che, parallelamente all’adesione alla UISP, venne mantenuta l’affiliazione alle Federazioni del CONI, a seconda delle diverse sezioni di attività sportiva. Gli sforzi organizzativi per promuovere eventi e attività di base consentirono alla società di ricevere diversi premi in ambito CONI, senza per questo rinunciare ad assumere posizioni critiche nei confronti delle politiche sportive nazionali. In particolare fu oggetto di critica la scarsa attenzione riservata alla promozione della lotta tra le giovani generazioni.
L’attenzione rivolta ai giovani divenne infatti, tra la fine degli anni Sessanta e lungo tutto il decennio dei Settanta, il principale obiettivo della società, anche come conseguenza della politica intrapresa dalla UISP, a partire dal Comitato nazionale per poi estendersi ai vari comitati provinciali e alle singole società aderenti. Nello specifico l’obiettivo era creare centri di formazione fisico-sportiva per ragazzi e bambini di ogni età negli ambiti più svariati. Particolarmente attive all’interno della Sempre Avanti erano sempre le sezioni della ginnastica, addirittura tre, suddivise in amatoriale, ritmica moderna e artistica. Da menzionare anche le sezioni di atletica leggera, livello di avviamento e livello amatoriale, una sezione di pallavolo, una di judo e il ritorno di quella calcistica, affiancata da una di avviamento per bambini dagli 8 ai 14 anni.
Nel 1977 fu fondato anche un periodico di informazione per offrire a soci e cittadini una prospettiva completa in merito alla vita della società, il quale risulta essere un interessante contenitore di proposte, commenti e richiami.
Dagli anni Ottanta alla fine del secolo
In occasione dell’ottantesimo compleanno della società, venne organizzata una festa durata nove giorni, inaugurata il 21 maggio 1981 con una mostra fotografica sulla storia della società, esposta al palasport di Piazza Azzarita. Seguirono incontri, tornei, esibizioni e dibattiti, tra i quali il trofeo di judo per ricordare le vittime della strage alla Stazione del 2 agosto 1980, un meeting giovanile di atletica, l’incontro internazionale di pugilato con la città di Zagabria, il torneo giovanile di calcio dedicato ad Amedeo Biavati e i tornei di lotta individuale e a squadre in onore di Gruppioni e Fantoni. Il culmine dei festeggiamenti risulterà essere una memorabile lunga marcia – in senso letterale e non metaforico – fortemente voluta dal presidente Vittorio Della Lama e portata avanti per mesi con lo scopo di incontrare e ascoltare testimoni, dirigenti, atleti, campioni e semplici soci di generazioni diverse.
Quegli eventi, oltre a rappresentare un concentrato di emozioni e ricordi, testimoniarono il profondo, indissolubile e rinnovato legame tra la società e la città. Tutto il decennio degli anni Ottanta fu pieno di iniziative senza precedenti che si accompagnarono alla tradizionale attività formativa, di avviamento, amatoriale e agonistica. Per risollevare le sorti del pugilato – che nel corso del tempo aveva subito un certo ridimensionamento – fu organizzata una serata di boxe e musica sempre al Palazzo dello Sport, in cui, a una serie di incontri sul ring, seguì il concerto degli Ultravox. L’evento rappresentò un vero e proprio successo, con 6 mila giovani che riempirono ogni angolo del palasport. La dimensione sociale e culturale divenne quindi il volano per rilanciare le stesse attività sportive.
La boxe riprese effettivamente fiato con nuovi iscritti e atleti di livello, ma le attività che salirono alla ribalta furono soprattutto la pallavolo e il judo.
Quest’ultimo fu investito da un vero e proprio boom di partecipanti, soprattutto in ambito femminile, anche grazie alla presenza di un istruttore come Fioravante Minelli, maestro capace di trasmettere, oltre alle basi tecniche, la saggezza maturata in tanti anni di insegnamento in Italia, Europa e Venezuela. Sotto la sua guida si formarono diverse generazioni di atleti, capaci di affermarsi sia a livello italiano che internazionale. Il culmine di quel percorso fu rappresentato dalla straordinaria Emanuela Pierantozzi che, oltre agli innumerevoli titoli italiani e le vittorie in tornei prestigiosi, conquistò due titoli mondiali, due titoli europei e, soprattutto, la medaglia d’argento alle Olimpiadi di Barcellona ’92 e quella di bronzo a Sydney 2000.
L’unica disciplina entrata in profonda crisi fu la lotta, che costrinse la dirigenza a elaborare accurate riflessioni. La stessa UISP avvertì la necessità di adeguare il proprio operato, tenendo conto dei mutamenti del mondo sportivo a vari livelli e partendo dalla constatazione che la domanda di sport si fosse allargata e fortemente diversificata: le attività motorie non erano più ad appannaggio esclusivo dei giovani, ma di ampie fasce di popolazione, comprese quelle più anziane.
La Sempre Avanti riuscì a cogliere questa sfida, lanciando percorsi che hanno avuto la capacità di coinvolgere adulti di tutte le età, in particolare con il progetto denominato “Il risveglio del sedentario”. Allo stesso tempo si è deciso di ampliare la propria offerta sul territorio mediante l’apertura di altre strutture. Alla riqualificazione degli spazi di via Andrea Costa, contemporanei alla ristrutturazione e all’ampliamento dello stadio per i Mondiali di calcio del ’90, si accompagna l’inaugurazione di due nuove palestre: quella all’interno del parco del Dopolavoro Ferroviario e quella del Pilastro, dove quest’ultima rispondeva anche al bisogno di offrire un punto di riferimento tangibile all’interno di un contesto socio-ambientale complesso.
La trasformazione della struttura societaria e dell’offerta programmatica fu portata avanti da Gastone Sgargi, figura storica, già presidente per un breve periodo a metà anni Cinquanta e di nuovo alla guida della società a partire da metà anni Ottanta. Sarà sempre lui, ex partigiano della Brigata Stella Rossa, a proiettare la società nel nuovo Millennio, caratterizzato anche dal traguardo storico del Centenario.
L’orizzonte del benessere sportivo per tutti ha trovato in quegli anni il definitivo compimento: in virtù dell’ingresso di nuovi tecnici, si sono aperte le porte al variegato mondo del fitness, in linea con l’evoluzione delle metodologie di allenamento, maggiormente finalizzate allo sviluppo aerobico e volte a modernizzare anche il lavoro “a secco”. Da questo punto di vista, a partire dagli anni Novanta uno degli istruttori di riferimento è diventato Renato Messina, oggi anche vicepresidente, il quale ha contribuito allo sviluppo del settore mediante diversi soggiorni all’estero, con lo scopo di cogliere e riproporre le novità più interessanti del panorama internazionale.
Dagli anni Zero ai giorni nostri
L’apertura nei confronti di nuove metodologie di allenamento ha permesso ad alcune discipline storiche di cogliere un nuovo slancio, sia in termini di partecipazione ai corsi amatoriali sia nello sviluppo del settore agonistico. Le maggiori soddisfazioni sono tornate a provenire dalla boxe, grazie alla presenza di un tecnico come Romano Rubini e a pugili come Christian Cavazza, campione italiano dei pesi mosca nel 1999, 2000 e 2002, e Simone Rotolo, campione italiano dei superwelter nel 2002 e dei pesi medi nel 2012. E se oggi Cavazza è il responsabile tecnico di un settore agonistico che si mantiene ad alti livelli, va ricordato il fondamentale lavoro formativo svolto da Claudio Venturi, in Sempre Avanti dagli anni Ottanta e da vent’anni responsabile del corso di boxe dedicato ai ragazzi, vero e proprio serbatoio degli agonisti.
A seguito della scomparsa di Sgargi, testimone e regista dell’evoluzione della società è stato Fabio Casadio, presidente dal 2006 al 2020, in passato già alla guida della UISP Provinciale e di Sogese, il consorzio delle piscine pubbliche bolognesi. Nei suoi tre lustri di presidenza ha consolidato le strutture di entrambe le palestre (Stadio e Stalingrado) e, per rispondere a una domanda sempre più crescente, ha inaugurato un ulteriore nuovo impianto, sempre all’interno del Dopolavoro Ferroviario, attivo per più di un decennio.
In questo spazio – denominato “Il Parco” – fortemente voluto anche da Guido Govoni, dirigente storico e allora vicepresidente della società, hanno trovato ampio spazio la ginnastica artistica e le arti marziali, in particolare il judo, la cui direzione tecnica era affidata a Valter e Ivana Calori.
A metà dei primi dieci anni del nuovo secolo è stato inaugurato anche il corso di boxe training®, evoluzione dei primi corsi di pugilato amatoriale in cui, oltre alla parte tecnica, viene svolto un importante lavoro fisico fondato principalmente su circuiti. Introdotto e sviluppato da Raffaele Gagliardo, preparatore atletico che lavora anche nel mondo del calcio professionistico, boxe training risulta essere da tempo uno dei corsi più frequentati, anche a livello femminile.
Un’altra attività in ascesa nel corso dell’ultimo ventennio è stata la boxe thailandese, trainata dai coach Mario Zanotti e Roberto Stefani. Al diffondersi dell’interesse e della pratica di questa disciplina hanno contribuito anche diversi atleti, quali Michela Mancini, Silvia Valicelli, Riccardo Cumani, Cristian Faustino e Maldin Hamzai, che hanno sfidato – e in talune circostanze anche battuto – alcuni dei migliori interpreti a livello internazionale.
Come per il pugilato, anche la boxe thailandese vede nel legame tra atleti, istruttori e società il perno del proprio sviluppo. E nel passaggio dall’essere atleta a essere istruttore, come dimostrano Mancini e Faustino, oggi tecnici di riferimento sia dei corsi amatoriali che del settore agonistico, viene garantita quella continuità sportiva e umana che contribuisce ad alimentare l’identità stessa della Sempre Avanti.
Grazie alla boxe thailandese hanno preso anche forma le collaborazioni con diverse cooperative sociali del territorio che operano nell’assistenza di giovani cresciuti in situazioni di disagio e marginalità. Tali collaborazioni – e la presenza di un’istruttrice ed educatrice come Cristina Angioni – offrono la possibilità di fare sport, in modo gratuito, all’interno di un contesto comunitario fatto di amicizia, rispetto e scambio culturale.
Da oltre un decennio, negli sport da combattimento si è affermato anche il brazilian jiu jitsu, disciplina di lotta a terra assai diffusa nel paese d’origine, in Nord America e anche in Italia. Le due scuole presenti in Sempre Avanti, guidate rispettivamente dai maestri Matteo Bonini e Gianluca Boni, oltre a rappresentare un punto di riferimento in città, costituiscono – pensando al ruolo svolto dalla lotta nella storia della Sempre Avanti – uno degli anelli di congiunzione tra un presente caratterizzato da un rinnovato interesse per questo tipo di attività e un passato quanto mai glorioso.
Nel 2021, dopo diversi anni di vicepresidenza, è stato eletto presidente Patrizio Del Bello, avvocato ed ex atleta di boxe thailandese, poi istruttore. Oltre alla presidenza, è stato rinnovato anche il Consiglio Direttivo, oggi composto in maniera paritaria da donne e uomini, anche piuttosto giovani. Cambiamenti che, causa pandemia, sono coincisi con la gestione del periodo più complesso degli ultimi decenni.
Nonostante le difficoltà, dovute a un fisiologico calo temporaneo degli iscritti, non si è voluto rinunciare al festeggiamento dei 120 anni di attività. In occasione di tale ricorrenza, è stata allestita una mostra fotografica nelle sale della Manica Lunga di Palazzo d’Accursio, in cui sono state esposte 120 fotografie, più cimeli e scatti originali, ed è stato organizzato un imponente lavoro di digitalizzazione di tale materiale con la creazione di un archivio fotografico multimediale. Oltre alla mostra è stato organizzato un convegno celebrativo dal titolo “Sempre Avanti, 120 anni di cultura e sport”, tenutosi in Cappella Farnese il 17 luglio 2021.
L’attuale presidenza ha introdotto alcune importanti novità nell’ambito dei corsi, soprattutto nel settore fitness ad alta intensità – portando nelle palestre tutte quelle attività generate dalla rivoluzione operata dal crossfit® – e nel settore dell’allenamento a corpo libero, con i corsi di calisthenics e tessuti aerei, dove quest’ultimo ha visto l’ingresso del corposo gruppo di atlete allenate da Barbara Vitangeli.
Tali novità, una volta terminato il ciclo pandemico, hanno contribuito in modo significativo al rilancio della società, muovendosi lungo quel solco tracciato, fin dagli albori, dalla ginnastica.
Gli ultimissimi anni hanno regalato ulteriori – e in parte inaspettati – successi, ancora una volta nel pugilato. Il talento e la determinazione degli atleti, unito al lavoro di squadra dello staff guidato da Cavazza, che comprende anche il tecnico Stefano Puccetti, il preparatore Gagliardo e lo stesso Venturi, ha trovato compimento e riconoscimento nel 2023, con il titolo italiano di Biancamaria Tessari nella categoria 57 kg e quello di Dmytro Tonyshev nella categoria +91 kg, seguito dal loro esordio nel professionismo l’anno successivo. Ad essi si sono aggiunti il titolo italiano under 22, categoria 75 kg, di Federico Tessari nel 2024, il titolo italiano under 17 di Jacopo Ferati e quello under 15 di Mattia Macchelli nel 2025.
L’attuale 2026 segna quindi il Centoventicinquesimo anno di attività, un traguardo che poche società sportive italiane hanno raggiunto. Significa memoria, passione, comunità, capacità di rinnovamento nel mantenimento fedele della propria identità. Tutti questi aspetti andranno a comporre le celebrazioni per festeggiare tale anniversario. Anche questa pubblicazione nasce con l’intento di rendere omaggio a una storia così longeva e importante, fatta di migliaia di donne e uomini che ogni anno contribuiscono a mantenere vivo – e in piena salute – lo spirito delle origini.
Ci sarà modo di riparlarne.