PARINAMA YOGA*

*corso di ginnastica posturale con metodo Parinama Yoga

Il metodo Baleotti: Parinama Yoga

di Silvia Gregori.

Una volta il Maestro disse: fare yoga o salire una montagna non è per conquistare lo yoga né la montagna..è per conquistare noi stessi.
Il Parinama Yoga è la via che consente al praticante di scalare l’infinita montagna che è l’essere umano e la manifestazione tutta: il Parinama e’ un cammino di conquista.
Per quel che riguarda la pratica se ne evince che solo una conoscenza sempre più profonda del proprio essere e del proprio essere in relazione con l’altro può portare l’individuo a riconoscere la sua vera natura ossia a conquistarsi. La pratica necessita consapevolezza, la consapevolezza di essere in un cammino di ricerca che richiede applicazione, sforzo e trasformazione. In quest’ottica un cambiamento sempre più profondo della vita interiore ed esteriore del praticante diventa necessario e salutare in conformità alla realtà ultima delle cose, anch’essa eternamente mutabile ed impermanente. La persona è entrata in un percorso di evoluzione. La parola sanscrita Parinama significa: trasformazione, cambiamento. Se tutto è in continuo divenire, la presenza mentale e il momento presente sono l’unica realtà conoscibile a disposizione del praticante e il corpo, nelle sue manifestazioni grossolane e sottili, diventa il dharmakshetra-kurukshetra, il campo di battaglia dove tutto si realizza, per lo yogin così come per il samurai. Il praticante diventa un eroe sulla via, quella del dharma, come fu Arjuna e come furono Rama e Buddha. Tutti eroi investiti del compito di ristabilire il dharma, inteso come armonia cosmica, come rispetto della natura essenziale di un essere, di una collettività organizzata o dell’intera umanità: a tal fine l’eroe/praticante viene spinto a spezzare le catene dell’attaccamento alle proprie certezze, al proprio status quo, anche attraverso la forzatura dei propri limiti, ‘l’azione violenta’ (una delle accezioni di hathayoga), per accedere ad uno stato di più alta consapevolezza e di più armonica natura.
L’abbattimento dell’io prende la forma della sfida, del combattimento contro le proprie miserie, paure e attaccamenti. Il dharma è la via del guerriero e il guerriero è colui che decide di affrontare la propria morte, il proprio costante morire a se stessi, in nome di una rinascita permanente e realizzativa.

Le radici di questo approccio si possono ritrovare negli insegnamenti dei maestri zen dove le pratiche sono mezzi per l’accesso allo stato di sunya (vuoto) come in quelli della tradizione tantrica dove l’hathayoga è il mezzo atto a rimuovere quanto nell’essere umano è di ostacolo alla sua unione con l’universale. Khatopaya Upanishad: “Yoga è dissoluzione e emergenza. Morte e rinascita. Bisogna morire per vivere”.
Questo è il cuore del Parinama Yoga.

L’approccio pratico e niente affatto filosofico del metodo porta con se il presupposto che la trasformazione avviene a partire dal corpo fisico, strumento complesso, in eterna evoluzione ma tangibile. Il corpo, se studiato e allenato diventa la via d’accesso privilegiata per la conoscenza di se stessi
e degli altri. La conoscenza e la trasformazione del corpo fisico è conditio sine qua non sulla via della realizzazione yogica come la sua comoda immobilità lo è per la realizzazione meditativa.

Il metodo quindi si basa principalmente sullo studio e la pratica degli asana (posizioni):
gli asana insegnano flessibilità, potenza e stabilità
gli asana riattivano e riequilibrano tutti i metabolismi
gli asana insegnano a respirare
gli asana insegnano lo spazio e il tempo e l’altro
gli asana trasformano il corpo psichico ed emozionale
gli asana insegnano il controllo della mente
gli asana disvelano il corpo pranico
gli asana insegnano la trascendenza

Il praticante è invitato a fare esperienza degli asana e, attraverso questa, a individuare i propri limiti e le proprie capacità per cercare di superarli. Affinché gli asana possano svolgere appieno le loro funzioni o

ccorre siano presi in maniera fisiologicamente corretta fin da subito e poi sempre, anche per gli asana più avanzati. Quest’attenzione posta sull’allineamento consente di evitare in primo luogo che il corpo subisca danni che sul lungo periodo possono risultare deleteri e in secondo luogo tiene in considerazione il fatto che fisiologia e campi sottili, essendo permeati della stessa natura, non possono che lavorare in armonia e equilibrio.

A tal fine il praticante si avvale di due importanti strumenti:
gli attrezzi
il lavoro a coppie

Gli attrezzi sono:
-corde attaccate alla parete indispensabili per un’efficace distensione della spina dorsale e un più agile riallineamento della stessa nonché utile supporto nella tenuta corretta degli asana
-sedie, tondini, mattoni, bastoni, cinture, coadiuvanti indispensabili per la tenuta corretta, allineata e comoda della posizione
-pareti usate come supporto o come strumento di spinta

Il lavoro a coppie rappresenta uno dei punti chiave del metodo: il praticante è invitato a supportare o spingere il compagno nella presa di un particolare asana per poi essere lui stesso spinto o supportato dal compagno stesso. Il rapporto con l’altro insegna la relazione, il confronto e consente un’immediata visione esterna dell’esercizio proposto. Oppure, al contrario, insegna la fusione, l’accoglienza, la non discriminazione e una diversa visione interna dell’esercizio proposto.

Con l’aiuto degli attrezzi e il lavoro con il compagno anche asana che richiederebbero più preparazione possono essere praticati, con le dovute accortezze e sotto la guida dell’insegnante. Questo consente a chiunque di approcciarsi alla pratica in quanto la panoplia di mezzi a disposizione consentirà comunque di trovare una versione semplificata e abbordabile
dell’esercizio proposto dall’insegnante. Persone con specifiche problematicità fisiche, donne gravide, persone anziane sono tutte categorie che trovano nel Parinama una pratica a loro disposizione e di grande efficacia.

Nella pratica e nello studio delle asana il metodo si distingue per la particolare attenzione posta sugli esercizi di apertura del torace, delle spalle e comunque su tutte le posizioni indietro. La vita moderna porta l’uomo occidentale a mantenere sempre più a lungo una posizione seduta spesso alla guida di un volante o davanti ad un computer. Le ricadute di tali comportamenti sulle curve fisiologiche della spina dorsale, s

ulla capacità di espansione del torace, sul nervo sciatico e sulla mobilità cervicale (solo per citare le più comuni) possono essere ovviate grazie alla pratica graduale delle posizioni indietro. Sono sempre gli attrezzi e il compagno, nonché la guida di un insegnante, ad assicurare l’esecuzione degli esercizi in piena sicurezza in modo da poter cogliere i benefici degli asana senza danneggiare il corpo ma, al contrario, per indirizzarlo sulla giusta via.

Anche le posizioni invertite diventano di facile approccio fin dalle prime sedute essendo corde, cinture, pareti, sedie, bastoni, nonché il compagno, a disposizione del praticante che potrà fare esperienza di posizioni il cui pieno controllo raggiungerà solo in seguito con l’aiuto della pratica.

Le pratiche del pranayama e della meditazione vengono considerate avanzate. Una piena consapevolezza del proprio corpo, una conoscenza approfondita delle proprie tendenze mentali, una certa flessibilità delle articolazioni capace di tenere il corpo in un’immobilità prolungata senza sforzi, una cassa toracica elastica, una ritrovata mobilità diaframmatica nonché una spina dorsale con le naturali curve fisiologiche sono da ritenersi prerogative indispensabili per chi si approccia ad uno studio più sottile della disciplina. Tutto ciò si acquisisce grazie ad una pratica corretta e prolungata degli asana. Il praticante che intraprende la via del controllo del respiro (pranayama) dovrà avere già sviluppata la propria capacità respiratoria e la
conoscenza dei meccanismi fisiologici dell’apparato respiratorio. Il praticante che intraprende la via del controllo mentale (meditazione) dovrà avere già sviluppata la capacità di tenuta eretta, comoda e prolungata degli asana seduti, un respiro fluido, la capacità di indagine e studio delle realtà più sottili dell’essere nonché la capacità di concentrazione e di assorbimento nel corpo. Attitudini che saranno tanto più sviluppate

quanto più sarà stato attraversato con successo il vasto oceano della pratica degli asana. Con l’adeguata preparazione, supportato da un corpo pronto e da una mente vigile, il praticante potrà approfondire il suo cammino di conoscenza attraverso l’apprendimento di tecniche di pranayama e attraverso la meditazione vipassana,

Il ruolo dell’insegnante è fondamentale ma in un senso del tutto particolare: il praticante sarà invitato ad uno studio e ad un’osservazione attenta del complesso psico-fisico proprio e dell’altro affinché possa decidere autonomamente che strumenti di supporto usare, se portare al limite o meno una posizione, accettando i propri limiti, quelli degli altri e i tempi del proprio cambiamento e di quello degli altri. L’insegnate indica un cammino che il praticante è invitato a percorrere in presenza mentale e con responsabilità: solo così ne potrà fare esperienza piena. Essendo quello che differenzia lo Yoga da un puro esercizio ginnico l’intenzione, l’approccio mentale con cui ci si predispone alla pratica, sarà compito dell’insegnante riportare in ogni momento la mente del praticante a casa sua, al corpo, nel tentativo di supportare l’allievo in quell’esperienza per cui la via dello yoga acquista il suo significato più profondo: l’esperienza dell’unicità del tutto.

Per concludere, il Parinama è una pratica ‘della via di mezzo’, che tenta di coniugare oriente e occidente, tradizione e modernità, flessibilità e potenza, stabilità e dinamismo. Che parte dal primo passo lasciando intravedere quanto si può andare oltre, di quanto ancora si può fare esperienza. Il Parinama tenta di parlare un linguaggio il più comune e universale possibile,
un linguaggio ateo e mai ideologico, inclusivo e mai respingente. Il Parinama chiama in gioco l’intera persona che può rimanere sulla soglia oppure usare la pratica come mezzo di accesso alla “retta visione”, che porta crescita, armonia e pace.

Il Parinama non crea adepti, monaci né mistici ma fa rivivere una disciplina millenaria rendendo le sue pratiche accessibili e comprensibili all’uomo moderno. Traendo fonte da insegnamenti antichi come dalla sua vita, il Maestro Baleotti ha ben presto compreso che ‘la terra è bassa’, che si fa fatica ma che se si vuole un frutto prezioso come il pomodoro o la mela
bisogna creare le condizioni perché ciò possa avvenire, affinché le radici siano stabili e profonde e le possibilità di crescita infinite. La vetta infatti rimane alta e l’ultima trasformazione possibile è quella che porta più in alto di tutte, in quella vetta dove la coscienza umana si trasforma in coscienza divina: il fine più alto della pratica yogica è disvelare i segreti di questa
possibile trasformazione portando il praticante su quella soglia che sta solo a lui oltrepassare.

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